| Il giorno che precede la festa gli artisti, in un clima di euforia, si danno appuntamento sin dal primo mattino in Via Nicolaci - strada lunga centoventidue metri (da fabbrica a fabbrica) e larga sette metri circa, che viene infiorata in tutta la sua larghezza di quattro metri e cinquanta centimetri – per approntare i disegni che saranno realizzati solo a tarda sera.

Febbrilmente iniziano a tracciare le prime linee, pian piano cominciano a intravvedersi i contorni delle figure; ogni tanto qualcuno invita i numerosi ragazzini a reperire celermente petali di papavero o verde di maya.
Poi, delineati i contorni, i pittori, con artistica grazia, si apprestano a ricoprire i freddi riquadri con i petali, conferendo loro, come per incanto, calore vitale.
Gli ultimi tocchi sono dedicati ai particolari.

Finalmente, a notte inoltrata, il maestoso mosaico di Via Nicolaci è pronto per essere aggredito dalle migliaia di visitatori che l’indomani, la domenica, verranno da ogni parte e si snoderanno lungo i corridoi laterali, entusiasti, sbalorditi, felici di fronte allo stupendo spettacolo.

Il seme genzanese piantato a Noto si è decisamente trasformato in solida pianta.
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L’Infiorata è oramai una tradizione! Che, nel frattempo, ha valicato i confini della nostra Penisola arrivando fino in America, a San Francisco, dove dal 2002, tra grattacieli, negozi, musei ed una coreografia rigorosamente americana, il tappeto floreale netino entusiasma e ammalia i visitatori nell'esclusivo nome dell'arte del “ricamo”..., con i petali.
Ecco la cronaca della prima edizione dell’Infiorata netina a San Francisco. “In quel grande parco di Yerba Buena Garden, a San Francisco, tra grattacieli e spazi verdi, atelier e negozi, musei e teatri, per una settimana intera è andata in scena l’Infiorata di Noto.

Uno scenario nuovo, senz’altro singolare: non c’era la strada in leggera salita, non c'erano gli apprezzati mensoloni zooformi e antropoformi in calcare del settecentesco palazzo Nicolaci dei principi di Villadorata, non c’era quel basolato a raccogliere i petali dei fiori utilizzati per ricamare i sei riquadri riprodotti per terra, non c’era quell’atmosfera della sana sfida, della competizione tra i vari artisti. Ma è stata ugualmente una festa, vissuta intensamente dagli otto infioratori partiti dal profondo Sud dell’Italia alla volta dell’America, per celebrare il gemellaggio tra le due città, Noto e San Francisco, nel nome dell’arte. Anzi dei fiori.
Otto infioratori netini, i più quotati, selezionati tra i vincitori delle ultime edizioni, hanno allestito un’infiorata ispirandosi alla Mitologia, un tema ammaliante affrontato nell’edizione del 2001 dell’Infiorata di via Nicolaci.
E così i grandi miti greci, le divinità del cielo, i potenti dei e i leggendari eroi dell’Olimpo hanno colorato per più giorni quei luoghi aggrediti dal cemento e soffocati da alti grattacieli, ingentiliti, anche se per poche ore, dal verde dei fiori. Ma il più grande quadro, quasi un affresco, di sette metri per dodici metri, non raffigurava episodi legati alla mitologia.
Quello era un omaggio alle due città che si gemellavano. Riproduceva il Golden Gate, il ponte lungo duemila 824 metri, e la Cattedrale di Noto con la cupola messa a posto, o forse mai crollata. Le due strutture, l’una metallica, l’altra in pietra color oro, erano toccate appena dalle due bandiere, quella americana e quella italiana, che nell’aria si uniscono.
Un’esperienza nuova per gli infioratori netini (Oriana Montoneri, Carmela Cirinnà, Corrado Roccaro, Sebastiano Puzzo, Emanuele Sila, Maurizio Spinale, Paolo Marescalco e Balduino Montoneri), invitati a lanciare l’iniziativa oltre oceano. Nel grande libro d’America c’è ora scritto anche il nome di Noto, la città barocca che ha stretto un’alleanza con San Francisco.
La manifestazione, dopo il successo della prima edizione, è destinata a continuare. Già dal prossimo anno l’evento sarà amplificato. All’Infiorata americana oltre agli artisti netini parteciperanno anche i colleghi giapponesi. E sarà una vera sfida, sempre nel nome dell'arte, mentre per la città barocca il momento, così come del resto quello di quest’anno, avrà una importante valenza turistica.
L’Infiorata americana, che potrebbe diventare manifestazione di punta della città di San Francisco, è stata seguita da migliaia di persone (folta la presenza di italo-americani), che nella giornata conclusiva hanno raggiunto il parco Yerba Buena anche per assistere al concerto di quattro tenori siciliani del Teatro Bellini di Catania.
Per due giorni gli Stati Uniti hanno visto e apprezzato il barocco di Noto. E il tocco finale è stato riservato ad una vetrina dello stilista italiano Salvatore Ferragamo che ha voluto in esclusiva un “pezzo” di Infiorata. Gli agrumi di Sicilia per ricordare quell’evento. Che ora ancor di più lega Italia e America". 
Vincenzo Rosana
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